RestauriAMO San Maurizio

Sin dal V° secolo le terre del Vallese, della Savoia e del Piemonte vissero il ricordo del martirio della legione Tebea e di Maurizio; nel medioevo Biella dedicò a Maurizio una delle sue Chiese. Il primo documento che ne fa menzione è del 1197 e il 5 maggio 1207 papa Innocenzo III prendeva sotto la sua protezione, tra le chiese appartenenti al Capitolo di Santo Stefano, la “ecclesiam Sancti Mauritij de loco bugelle”: Con declassamento dalla funzione parrocchiale nel terzo decennio del XIII secolo, divenne semplice oratorio (Statuto del Comune – 1245). La chiesa è poi menzionata nell’estimo della Diocesi di Vercelli del 1298 e successivamente in quello datato 1420. Dei lavori eseguiti è conservato solo il ricordo della ricostruzione dell’abside, in pietra di torrente, nei secoli XIV – XV e il rinnovamento dell’altare nel 1438. Le prime vere descrizioni dell’edificio risalgono al 1600 e al 1606 quando, con interventi di restauro, lo si trasforma in un piccolo santuario mariano con un’ immagine della Madonna delle Grazie. Nei primi decenni del 1700 fu abbandonata: un documento del 1731 la descrive come magazzino per riporre i prodotti della terra,  dove si celebra solo in occasione della festa di San Maurizio. Negli anni successivi si apportarono migliorie, tanto che il parroco don Soto nel 1771 scriveva: “è una cappella di figura oblunga, con volta e un solo altare dedicato a Maria Vergine… il tutto è in buono stato sotto l’amministrazione del Capitolo”
Dall’inizio dell’ottocento comincia un graduale decadimento della chiesa, che, per decreto vescovile del 15 marzo 1834 “stante il cattivo stato in cui questa chiesa si trovava” fu alienata per lire 500 a Paolo Placido Scaravelli e divenne quindi proprietà privata. Con atto di donazione, nel novembre 1986, diventa patrimonio della Città di Biella.

 

Fonti:
Storia della chiesa biellese – don Delmo Lebole
Archivio diocesano
Biblioteca – Archivio “Antonio Pirini” ANA sezione di Biella



SAN MAURIZIO


Celeste Patrono del corpo degli Alpini, Martire del III secolo, la cui memoria è celebrata il 22 settembre.


Il più antico documento sul suo martirio e dei suoi commilitoni della Legione Tebana risale al 450 circa, scritto dal Vescovo Eucherio di Lione, che cita come fonte i Vescovi Isacco di Ginevra e Teodoro di Octodurum (l’odierna Martigny): quest’ultimo, vissuto nella prima metà del quarto secolo, rinvenuti i corpi dei Martiri, li aveva traslati in una basilica fatta costruire ad Agaunum, oggi Saint Maurice nel Vallese in Svizzera. Il racconto presenta Maurizio, cristiano, come Primicerius, cioè uno degli ufficiali comandanti la Legione Tebana; questa, dall’Egitto fu trasferita dall’Imperatore Massimiano Erculeo in Gallia cispadana per perseguitare i cristiani, ma la legione non volle obbedire ( altra versione più tarda, ma storicamente più attendibile, racconta che Maurizio e i suoi compagni, durante una spedizione di  repressione contro la popolazione dei Bagaudi, si rifiutarono di partecipare a un sacrificio propiziatorio agli dei pagani): in entrambi i casi la conclusione fu che l’imperatore ordinò di flagellarne e poi decapitarne uno ogni dieci, inutilmente; dopo una seconda decimazione fu decapitata tutta la Legione: gli storici collocano questo Martirio nell’anno 286. Nel 380, durante l’episcopato del sopra citato Teodoro, fu rinvenuto un cimitero gallo/romano, ritenuto il luogo di sepoltura dei Martiri e le spoglie esumate furono traslate nella piccola basilica di cui esistono ancora i resti.  Sul sepolcro dei Martiri storicamente si sa che l’attuale monastero fu fondato il 22 settembre dell’anno 515 dal re burgundo San Sigismondo. L’Abbazia attuale è del XVII secolo A Maurizio sono intitolati vari ordini cavallereschi, tra cui quello dei santi Maurizio e Lazzaro, istituito nel 1434 da Amedeo di Savoia e la Croce del suo scudo, in cui viene raffigurato in alcune effigi, compare sulla Bandiera della Confederazione elvetica.